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BROKEN HEARTED GIRL

You’re everything I thought you never were And nothing like I thought you could’ve been But still you live inside of me So tell me how is that?
You’re the only one I wish I could forget The only one I’d love to not forgive And though you break my heart, you’re the only one And though there are times when I hate you Cause I can’t erase The times that you hurt me And put tears on my face And even now while I hate you It pains me to say I know I’ll be there at the end of the day
I don’t wanna be without you babe I don’t want a broken heart Don’t wanna take a breath without you babe I don’t wanna play that part I know that I love you But let me just say I don’t want to love you in no kind of way no no I don’t want a broken heart And I don’t wanna play the broken-hearted girl…No...No No broken-hearted girl I’m no broken-hearted girl
Something that I feel I need to say But up to now I’ve always been afraid That you would never come around And still I want to put this out You say you’ve got the most respect for me But sometimes I feel you’re not deserving me And still you’re in my heart But you’re the only one and yes There are times when I hate you But I don’t complain Cause I’ve been afraid that you would've walk away Oh but now I don’t hate you I’m happy to say That I will be there at the end of the day
I don’t wanna be without you babe I don’t want a broken heart Don’t wanna take breath without you babe I don’t wanna play that part I know that I love you But let me just say I don’t want to love you in no kind of way no no I don’t want a broken heart And I don’t wanna play the broken-hearted girl...No…No No broken-hearted girl
Now I’m at a place I thought I’d never be…Oooo I’m living in a world that’s all about you and me…yeah Ain't gotta be afraid my broken heart is free To spread my wings and fly away Away With you yeah yeah yeah, ohh ohh ohh
I don’t wanna be without my baby I don’t wanna a broken heart Don’t want to take a breath without my baby I don’t wanna play that part I know that I love you But let me just say I don’t want to love you in no kind of way..No..No I don’t want a broken heart I don’t wanna play the broken-hearted girl..No..No.. No broken-hearted girl Broken-hearted girl No…no… No broken-hearted girl No broken-hearted girl Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti che così,
in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col sonno mio.
Anche se sei qui non riesco ad avvicinarmi a te. Anche se mi sei accanto mi sembra di essere dalla parte opposta dell'universo. Neppure se strillassi come un bambino o tacessi come una statua di pietra penso che riuscirei ad avvicinarti. Anche se tu sei qui...
(Da Video Girl Ai)
..perchè a volte mi succede questo?...sono forse io il problema?...mi sento male.
SAAAAAD
!!!!!!!
->_____<-
I o sono terribilmente rompibiiip, confusionaria, disordinata, sconclusionata, petulante, chiassosa, molto spesso insonnolita, col minimo senso dell'orientamento, smisuratamente accidiosa e indolente, vergognosa ma non timida, con la testa perpetuamente tra le nuvole, semplicemente insopportabile…in pratica la persona peggiore che abbia mai conosciuto XD
…con tutto ciò…
AMATEMI!! (..se ne avete il coraggio..) XD

=P
Ps. ti chiedo scusa "Z-z" ... sei tanto paziente con me...te ne sono grata^^
“LA VITA E’ SACRA!
IN QUANTO TALE VA RISPETTATA DAL MOMENTO DEL CONCEPIMENTO FINO ALLA NATURALE ESALAZIONE DELL’ULTIMO RESPIRO!”
. . .Il mio scimmietto^.^. . .
MOON RIVER
Moon River, wider than a mile, I’m crossing you in style, some day, Oh dream maker, you heart breaker, Wherever you’re goin’, I’m goin’ your way, Two drifters, off to see the world, There’s such a lot of world to see, We’re after the same rainbows end, Waitin’ ‘round the bend, My Huckleberry friend, Moon River, and me!
Moon River, wider than a mile, I’m crossing you in style, some day,
...

(Gake no ue no Ponyo)
Gake no ue no Ponyo è il nuovo film che sta producendo lo studio Ghibli, uscirà nelle sale giapponesi questa estate; sarà realizzato senza l'ausilio della CG, tutte le tavole saranno disegnate a mano con colori effetto pastello-acquerello^^
TRAMA:
"Gake no ue no Ponyo" racconta la storia di Ponyo la principessa dei pesci rossi il cui desiderio è trasformarsi in essere umano. Farà amicizia con Sosuke un bimbo di 5 anni...
CURIOSITA':
La storia si ispira alla leggenda del pescatore Urashima Taro.
IL PESCATORE URASHIMA TARO
Urashima Taro era un giovane pescatore che viveva su un’isola in cui tutti andavano a pesca. Viveva solo, senza genitori, senza moglie e senza figli per aiutarlo, riuscendo a mantenersi da sé e a risparmiare un po’ di denaro per le offerte al tempio di Ebisu e per le feste. Un tardo pomeriggio, mentre camminava lungo la spiaggia, Taro vide alcuni ragazzi che giocavano con una piccola tartaruga. Il gioco consisteva nel colpire con un bastone la tartaruga finché essa riusciva a spezzarlo e ad afferrarlo, dopodiché rivoltavano la tartaruga sul dorso. Il gioco era molto divertente – per i ragazzi – finché non arrivò Urashima Taro. Era abbastanza vecchio per instillare nei ragazzi un senso di colpa, ma non abbastanza per farsi rispettare in tutto e per tutto. “Che state facendo con quella piccola tartaruga, ragazzi?”. “È la nostra tartaruga... l’abbiamo catturata”. “State cercando di allevarla, o che altro?”. “È nostra. Non sono affari che ti riguardano”. “Mi sembrate dei commercianti: avete intenzione di venderla?”. Urashima Taro aveva soltanto alcune monete, ma non ci volle molto per allettare i ragazzi. Dopo un attimo stavano correndo verso il villaggio, mentre Taro si dirigeva verso l’acqua. Vi immerse la tartaruga dicendole alcune parole gentili, dopo di che tornò a casa per cucinarsi un pesce per la cena. La mattina seguente, Urashima Taro stava pescando come di consueto, quando udì una voce che lo chiamava per nome. Si era trovato da solo in mare abbastanza spesso per sapere che non è normale sentir chiamare il proprio nome quando non c’è nessuno intorno. Allora disse: “Chi è là?” con voce tranquilla. La chiamata si ripeté, e questa volta Taro vide una grande tartaruga marina a una certa distanza dalla sua barca. “Urashima Taro, sei convocato al Palazzo del Drago. Abbi la compiacenza di salire sul mio dorso”. “Chi sei tu? Cos’è il Palazzo del Drago?”. “Il Re Drago è riconoscente perché ieri hai salvato quella piccola tartaruga. Ha mandato me, che sono un suo parente stretto, per invitarti al Palazzo del Drago a ricevere i suoi ringraziamenti”. “Non ce n’è assolutamente bisogno. Digli che sono stato felice di aiutare una creatura così piccola. Apprezzo anche la tua premura nel venire a cercarmi. Grazie”. “Per me sarebbe una cosa molto imbarazzante tornare senza di te. Cerca di considerare in che posizione mi trovo”. Taro non era esperto di faccende regali, ma era facile vedere le difficoltà che la cosa avrebbe provocato. Così accettò di salire sul dorso della tartaruga, anche se era ancora preoccupato di come avrebbe fatto a respirare una volta che la tartaruga si fosse immersa sotto la superficie. Questa preoccupazione lo abbandonò molto presto. Non appena aprì gli occhi, fu completamente sopraffatto dalla bellezza del mare. Per tutto il tempo che aveva passato su una barca in superficie, non si era reso conto di come il tonno e lo sgombro e il merluzzo sembravano nuotare liberi. Il fondo era coperto di coralli, anemoni, stelle marine, granchi e tante conchiglie e crostacei che non era in grado di riconoscere. Allora vide che la tartaruga marina lo stava portando verso qualcosa che sembrava un gigantesco cancello di corallo. La struttura risultò essere proprio un enorme cancello di corallo. Le guardie sembravano essere in attesa della tartaruga e la fecero fluttuare attraverso il cancello. Il palazzo che si trovava al di là di esso era più grande e intricato di qualsiasi cosa Urashima Taro (che aveva sentito parlare solo raramente dell’imperatore del Giappone) potesse comprendere o anche solo immaginare. All’interno del palazzo, Taro fu raggiunto da tre ancelle, una delle quali dava l’impressione di assomigliare molto alla tartaruga che lo aveva trasportato. Gli fecero il bagno, lo vestirono, pettinarono i suoi capelli e infine lo guidarono a incontrare una giovane donna i cui capelli neri erano più lunghi e brillanti di quanto lui avesse mai visto. Le ancelle la presentarono come Otohime, la principessa del Palazzo del Re Drago, che in quel momento era assente. “Benvenuto nel Palazzo del Re Drago, Urashima Taro. Mio padre è molto riconoscente per la tua gentilezza verso i suoi sudditi”. “La sua bontà nel farmi condurre qui è più grande di quanto potessi mai immaginare”. “Sono molto lieta che tu sia venuto. Per quel che mi riguarda, voglio dire. Ti ho visto pescare tante volte, Taro, e mi sono chiesta spesso se avrei avuto la possibilità di incontrarti. E ora eccoti qui”. Otohime sembrava essere del tutto priva di quella riservatezza e alterigia tanto comuni nelle nobildonne. Lo guardò fisso con gli occhi scuri messi in risalto dalla luce, con la pelle levigata del suo viso tondo. Urashima Taro era completamente impreparato alla sua bellezza e alla sua spontaneità, non sapeva assolutamente cosa dirle. Ma diversamente da molti giovani, ebbe il buon senso di non dire nulla. Le ancelle fecero ritorno con le prime portate della cena. Il cibo naturalmente era delizioso, ma Urashima Taro non sarebbe stato in grado di descrivere o anche solo di dare un nome alle pietanze poste davanti a lui in un flusso apparentemente infinito. C’erano sottaceti e verdure d’ogni genere, e una varietà ancora più grande di frutti di mare con tante salse meravigliose che mai avrebbe pensato fosse possibile. Mangiò senza complimenti tutto quello che gli veniva presentato, meravigliandosi che il gambero, il granchio e i ricci di mare avessero in qualche modo proprio l’aspetto del tofu. Mentre mangiavano, c’era musica e danza, cosa che ridusse in qualche modo la necessità di continuare la conversazione con la principessa. Confrontate con i canti e le danze del villaggio, l’unico termine di paragone disponibile, i canti avevano meno energia, ma erano adatti alla grazia fluente delle danze. Alla fine, Taro non riuscì più a mangiare altro. Le ancelle lo guidarono a un altro bagno caldo, poi a un letto caldo e confortevole. La mattina seguente si destò prima dell’alba e si chiese per un breve istante se la sera fosse stata un sogno, ma presto si rese conto che il sogno era ancora con lui. Si presentò un’ancella con una lampada. Gli fece il bagno, lo avvolse in una veste più semplice e confortevole di quella che aveva indossato la sera prima, poi lo fece mangiare e si sedette con lui nel giardino aspettando la principessa. La scena nel giardino era quanto di più insolito. In un ciclo senza fine gli alberi fiorivano, poi mettevano fuori le foglie, che diventavano rosse e cadevano per lasciare il posto al successivo ciclo di fioritura. “Che prodigio è mai questo?” chiese infine alla paziente ancella. “Il tempo vola, Urashima Taro. Devi godere il nostro palazzo”. Le sue parole erano un altro motivo di meraviglia, e allora le fece domande sulla pesca. Lei conosceva molto bene gli scogli vicino alla sua isola e le acque aperte, e parlava allegramente con lui dei periodi migliori, dei posti, delle esche e delle tecniche. Poi annunciò sempre più eccitata che si stava avvicinando Otohime. “Taro” disse la principessa del drago “non inchinarti. Come hai dormito?” Aveva occhi soltanto per Urashima Taro. “Molto bene, quando ho dormito,” rispose immediatamente ricordando uno strano sogno. “Il letto non era certo come la stuoia che ho a casa” “Ti hanno dato da mangiare?”. “Il cibo era fantastico. Tutto qui è fantastico. Ma non è come il cibo che mangio a casa”. “Fa’ che questa sia la tua casa, Taro. Questo palazzo è ancor più meraviglioso se tu sei qui. Cosa ti piacerebbe fare oggi?”. Mentre Taro si chiedeva che cosa fare, che cosa dire, Otohime lo guardava contenta. Infine l’ancella estrasse un flauto dalla manica e suonò alcune melodie che erano popolari fra i pescatori dell’isola di Urashima Taro. Otohime fu incantata da quel suono, e lo stesso Urashima Taro ne fu così toccato che ben presto non si accorse più dei cicli di mutamento nel giardino. La musica aveva conquistato la sua mente. “Principessa” disse poi “apprezzo infinitamente la bontà di tuo padre nel permettermi di visitare questo palazzo. Tutto è ancora più splendido di quanto potrei sognare di sognare. La tua gentilezza verso di me è stata troppo grande perché io possa ricambiarla, o anche solo per ringraziarti in modo adeguato. Non posso assolutamente approfittare ancora di te. Devo far ritorno alla mia casa”. “Ti prego, Taro, dimentica quel tuo mucchio di scogli. Lui ti ha dimenticato. Fai di questo palazzo la tua casa”. “Principessa, sai bene che non sono uno di voi, e non potrei diventarlo, sia che mi fermassi per un mese sia che rimanessi per un anno”. “Non lasciarmi. Non ti rifiuterò nulla, e non c’è nulla che il Palazzo del Re Drago non ti possa offrire. Chiedimi tutto quello che vuoi, Taro”. Egli si inginocchiò e senza avere il coragigo di alzare lo sguardo disse: “Voglio tornare a casa”. Lei gli mise le mani sotto le braccia e lo fece alzare, poi dopo un istante mandò l’ancella a fare i preparativi per il suo ritorno. Camminarono in silenzio verso il grande cancello di corallo, e non appena Urashima Taro fu salito sulla tartaruga, la principessa gli porse un lucido cofanetto incastonato di pietre preziose, strettamente legato con una corda rossa. “Non dimenticarti di me, Taro. Conserva questa scatola presso di te e non aprirla mai. Questo ti farà sempre ricordare di me. Non dimenticare!”. Urashima Taro si inchinò e la ringraziò più volte. La tartaruga si avviò, ma si mosse più lentamente di quanto lui avrebbe voluto, finché il palazzo non sparì in lontananza. Poi però la sua vista si annebbiò e ben presto si ritrovò sulla spiaggia della sua isola natale. Pensò che fosse la sua isola... riconobbe le rocce che davano sul mare aperto, la curva della spiaggia e il tempio di Ebisu non molto lontano. Ma gli altri edifici non erano quelli che conosceva e molti erano completamente diversi da qualunque cosa avesse mai visto, non splendidi come il Palazzo del Re Drago, ma comunque in certo qual modo strani. La sua capanna si trovava vicino al tempio, ma non c’era più. Dopo un certo periodo di confusione, decise di chiedere a una vecchia che stava lentamente discendendo il sentiero nella sua direzione. “Buongiorno, posso farvi una domanda? Stavo cercando la casa di Urashima Taro”. “Buongiorno. Che bel vestito. Urashima Taro? Quando ho sentito l’ultima volta questo nome? Mia nonna mi ha detto che sua nonna le disse di aver sentito la storia di Urashima Taro, che visse proprio su quest’isola... quando?... circa trecento anni fa. Un bel giovane, che però scomparve prima di potersi sposare. Incredibile! Mi sembra di non averti mai visto prima... dove abiti? A mia nipote piacerebbe incontrare un bel giovane, ma non ne capitano spesso su questa isola”. Non aveva ancora finito di rispondere, che Urashima Taro la ringraziò e tornò alla spiaggia. Trecento anni! Aveva abbandonato la sua casa per il Palazzo del Re Drago, e aveva abbandonato il Palazzo del Re Drago per... che cosa? Si sedette sulla sabbia e pensò alla sua casa, ma si rese conto che neppure la più veloce delle tartarughe avrebbe potuto riportarvelo ormai. Tirò fuori il suo lucido cofanetto nero e ricordò la gentilezza di Otohime, che gli avrebbe dato qualunque cosa le avesse chiesto. Nel palazzo non c’era quello che desiderava, ma anche quell'isola non aveva più niente per lui; forse la scatola conteneva qualcosa che avrebbe potuto aiutarlo. Con difficoltà sciolse la corda rossa e alzò il coperchio. All’interno non c’era altro che una nebbia bianca, che si sollevò lentamente nell’aria. La inspirò e sentì l’odore della stuoia nella sua capanna, il vento salmastro delle tempeste a cui era scampato, i pesci che aveva pulito, il vino che aveva offerto a Ebisu... la scatola conteneva i trecento anni che Urashima Taro aveva perso, e quando li ebbe inspirati, diventò un uomo molto molto vecchio.

“Ci dicono che se adesso ci impegniamo, il nostro futuro sarà felice... ma non esiste una garanzia del genere.
Quindi vivi come più ti piace, senza pretendere di essere ciò che non puoi"
Sanpo
Arukou arukou watashi wa genki aruku no daisuki don-don ikou sakamichi Tonneru kusappara ipponbashi ni dekoboko jari-michi kumo no su kugutte kudari-michi
Arukou arukou watashi wa genki aruku no daisuki don-don ikou mitsubachi ga bun-bun hana batake hinata ni tokage hebi wa hirune batta ga tonde magari-michi
Arukou arukou watashi wa genki aruku no daisuki don-don ikou kitsune mo tanuki mo dete oide tanken-shiyou hayashi no oku made tomodachi takusan ureshii na! tomodachi takusan ureshii na!

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